Elisabetta Idda Olla
Seminario sugli studi di genere di Unica: incontro con Vera Gheno e Federico Faloppa

Seminario sugli studi di genere di Unica: incontro con Vera Gheno e Federico Faloppa

Tra fine settembre e inizio ottobre si è tenuto il secondo ciclo di seminari sugli Studi di Genere all’Università degli Studi di Cagliari. Il seminario è stato organizzato da Reset UniCa, una bella associazione di rappresentanza studentesca dell’ateneo cagliaritano. Ci sono stati tredici incontri con settecento partecipanti provenienti dalle facoltà di Studi Umanistici e di Scienze Economiche, Giuridiche e Politiche. Trentasei ore in cui riflettere su tanti temi, online o in presenza, con docenti di diversi atenei che hanno messo in campo le loro competenze e conoscenze. Il risultato? Un dibattito trasversale che abbracci tante discipline e molti approcci diversi. 

Io ho avuto il grandissimo piacere di moderare il settimo incontro del seminario, con Vera Gheno e Federico Faloppa, due delle personalità accademiche a cui sono più affezionata e intellettualmente devota. 

Vera Gheno e Federico Faloppa

Ho conosciuto Vera Gheno a Playcopy, il convegno di copywriting organizzato da Pennamontata, ed è stato amore a prima vista. Vera Gheno per me è la sintesi di due aspetti fondamentali della mia vita professionale: la comunicazione digitale e la linguistica. Dopo quel Playcopy, ho avuto la fortuna di averla come docente a Copy42, i corsi di copywriting che organizza sempre Pennamontata. Vera è una sociolinguista, quindi è nella natura della branca della linguistica di cui si occupa tenere conto delle varietà di una lingua e delle differenze che ci sono tra chi la parla. Quindi già partendo da una base di stima infinita, quando Vera ha cominciato a occuparsi anche di femminismo, con il suo Femminili singolari, uscito nel 2019 per Effequ, ci è mancato poco che io non fondassi una religione, cosa che non mi sento di dichiarare che non farò mai. 

Anche Federico Faloppa è un linguista e l’ho conosciuto tramite alcune sue pubblicazioni, le prime che mi vengono in mente sono Brevi lezioni sul linguaggio, Razzisti a parole e, ovviamente, il più recente Odio. Di Federico Faloppa apprezzo moltissimo il modo in cui unisce la competenza e la metacompetenza linguistica alla divulgazione e all’attivismo. Tra le belle cose che fa, la prima che mi viene in mente è il coordinamento della  Rete nazionale per il contrasto ai discorsi e ai fenomeni d’odio, che raccoglie associazioni, enti e ricercatori e ricercatrici di tanti campi provenienti da tutta Italia. Quando ho scoperto che lui e Vera Gheno erano amici, ho provato lo stesso senso di soddisfazione che mi dà l’idea di sapere che Beyoncé e Michelle Obama sono amiche. 

Il settimo incontro del secondo ciclo di seminari sugli studi di genere di UniCa

Torniamo al seminario: io ho moderato due interventi, uno in cui Federico Faloppa e Vera Gheno presentavano il loro libro Trovare le parole. Abbecedario per una comunicazione consapevole, e uno di Vera Gheno intitolato “ Oltre il binarismo di genere: alla ricerca di soluzioni sostenibili”, in cui si è parlato (anche) di schwa.

L’incontro si è tenuto a distanza, cosa che ha permesso a Federico e Vera di partecipare, rispettivamente, dal Regno Unito e da Firenze. Se c’è un risvolto che non posso che apprezzare della pandemia è stato proprio questo. Il forte incentivo (quando non l’esigenza forzata) di organizzare gli eventi online ha accorciato le distanze, sotto certi aspetti. Così anche atenei periferici e, letteralmente, isolati come Cagliari hanno potuto beneficiare del contributo di personalità di spicco di respiro internazionale. Non dico che queste persone non possano essere coinvolte dal vivo, ma è sicuramente più difficile. E il discorso non vale solo per gli atenei e gli eventi accademici, ma per tutte le occasioni che hanno a che vedere con la cultura e la specializzazione professionale. 

La presentazione del libro Trovare le parole

Trovare le parole è strutturato come un vero e proprio abbecedario. Per ciascuna lettera dell’alfabeto Gheno e Faloppa hanno scelto una parola e l’hanno spiegata. Hanno usato la parola come punto di partenza per riflessioni orientate a sensibilizzare chi legge verso tante tematiche, nel modo più intersezionale possibile. Durante il suo intervento, Federico Faloppa ha scelto alcune parole dell’abbecedario e le ha spiegate a tutte le persone che in quel momento erano connesse insieme a noi.

La mia parola preferita tra quelle di cui ha parlato? Balcone, scelta in rappresentanza di una felicissima metafora pensata da Vera Gheno. Lo spazio virtuale che occupiamo con i nostri profili social è come un balcone, che sì, fa parte di casa nostra, ma ha comunque regole e convenzioni d’uso diverse da quelle che ci sono all’interno delle mura domestiche. Questa metafora è molto utile per contrastare l’idea che si possa scrivere qualsiasi cosa sul proprio profilo, in barba a quante persone vengano ferite. Tutto quello che mi aiuta nelle mie piccole battaglie quotidiane è prezioso per me, quindi grazie a Vera Gheno per questa metafora.

Andare oltre il binarismo di genere

In più di un’occasione, per sorridere, capita di riferirsi a Vera Gheno come “Nostra Signora della Schwa”. Mi vengono in mente di sicuro Giulia Blasi e Irene Facheris che l’hanno fatto qualche volta, ma sicuramente ce ne sono altre. Chi parla di schwa, sia che la sostenga sia che la detesti, non può non fare riferimento a Vera Gheno che, sebbene non sia stata la prima persona ad aver suggerito l’uso dello schwa come carattere inclusivo, è sicuramente l’intellettuale italiana che più e meglio ne ha parlato, su tutti i canali di comunicazione dove è presente, con grande soddisfazione del suo fandom (sì, esistono ə bimbə di Vera Gheno).

Durante il suo intervento, Vera Gheno ha parlato di come il maschile sovraesteso non sia in grado di gestire le moltitudini. Il maschile sovraesteso fagocita anche la componente femminile e, inoltre, non tiene conto della terza fetta di persone non binarie. Sul non-binarismo di genere stiamo imparando qualcosa negli ultimi tempi, grazie a una rappresentanza in crescita nei media (mi vengono in mente serie TV come Sex Education). Io stessa ho conosciuto la prima persona non binaria solo qualche anno fa. Prima di quel momento sapevo che esistesse la possibilità di non identificarsi in nessun genere, ma non avevo mai avuto un’esperienza diretta di quanto fluida possa essere quella stessa realtà che in altri momenti storici abbiamo avuto l’illusione di poter interamente incasellare e definire. 

Gli studi di genere come strumento per chi fa comunicazione

Gli studi di genere e tutti gli approcci interdisciplinari che si occupano di privilegio e diversità possono aiutare moltissimo chiunque. Qualunque rapporto umano intratteniamo con altre persone, possiamo diventare esseri umani migliori se riflettiamo su come costruire una convivenza delle diversità genuinamente serena. Chi fa comunicazione, poi, secondo me ha l’obbligo morale di informarsi su questi argomenti. La società in cui viviamo è sempre più popolata da persone attente, con sensibilità diverse e maggiori rispetto a tante tematiche, non solo a quelle relative al fantomatico gender

Facciamo un esempio. Le aziende oggi hanno vincoli legali che impediscono loro di inquinare smodatamente, mentre nel passato si autorizzava qualsiasi scempio. Cose che venivano considerate normali e accettabili nel passato ora sono impensabili, si pensi anche a quando si fumava nei locali. 

Siamo più consapevoli e ci comportiamo meglio. Lo stesso accade con la sensibilità queer: una società meno ostile rende le persone più libere di riflettere su se stesse e sulla loro identità. Questo complica la realtà, nel senso che ci sono più variabili da considerare, più parametri da valutare quando ci muoviamo intorno alle sensibilità altrui. Ecco perché se ci informiamo sulle questioni di genere miglioriamo le nostre capacità di comprendere la realtà e di rispettare le persone che la abitano.

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